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racconto hotline

Ero quasi al termine del turno di lavoro, stavo prolungando una telefonata con il più fedele dei miei clienti per trascinarmi fino a mezzanotte e staccare la linea. Volevo solo farmi una doccia e uscire di casa per incontrare gli amici in quel locale nuovo in centro, quello di cui parlavano tutti, con i camerieri carini, la birra artigianale, esposizioni di quadri di artisti locali e presentazioni di libri. Quindi mi prodigavo in tutti i modi per ritardare l’orgasmo di Tommaso, che mi ripeteva continuamente di raccontargli in che modo glielo avrei preso in bocca, mentre io insistevo sulla descrizione dettagliata di come gli stavo leccando le palle.

Mi sono dovuta arrendere e farlo venire, poveretto.

racconto erotico 899Lo stavo torturando e spennando, me ne rendo conto, ma non potevo correre il rischio di ricevere una nuova telefonata e fare tardi di venerdì sera. Tentativo fallito, perché appena salutato il dolce Tom, che mi chiamava ogni settimana da tre anni nella linea del telefono erotico per almeno mezz’ora nel corso della quale si sfogava di ogni frustrazione per terminare con la sequenza sega – leccata di palle – pompino, il telefono ha iniziato a squillare.

Che faccio? rispondo? mi chiedevo guardando l’orologio che segnava le 23:57. Mentre l’indecisione mi attanagliava, gli squilli si erano interrotti. Respiro di sollievo!

Driiiin driiiin driiiin! Eccheccazzo, che insistenza, ok risponderò e farò in fretta, mi dicevo.

“Pronto tesoro, parla la magica Linda che esaudisce ogni tuo desiderio, cosa posso fare per te?”. La mia frase standard di risposta, non molto originale, ma funziona sempre!

“Ciao, magica Linda, hem, eheh, scusa ma mi fa troppo ridere questa cosa.”

“Che cosa ti fa ridere tesoro? Non credi che io sia magica?”

“No beh, non lo metto in dubbio, è che mi sembra la sigla di un cartone animato anni ‘90 tratto dai manga.”

(Funziona quasi sempre, ok.)

“Non ci conosciamo, vero? E’ la prima volta che telefoni?”

“Sì.”

“Come ti chiami?”

“Giacomo.”

“Giacomo, hai qualche desiderio speciale?”

“Vorrei sapere come sei vestita”.

“Tu come mi immagini?”

“No, magica Linda, dimmi come sei vestita davvero, non trattarmi come gli altri. Ti voglio dare io un po’ di magia stanotte, sento la tua voce stanca, lievemente malinconica. Non desideri che per una volta si prenda cura di te qualcuno?”

Non mi aspettavo questa risposta. Il nuovo cliente si stava rivelando diverso, diverso dagli altri. Mi aveva spiazzata, contemporaneamente lusingata e infastidita. Un estraneo offriva il suo tempo, che stava pagando, per soddisfare un mio desiderio; d’altro canto, chi cazzo si credeva di essere? Il solito ego gonfio che cercava di farmi sentire inadeguata per nascondere un vuoto nelle mutande. O forse no? Gli avrei dato una chance?

Gli avrei dato una chance.

“Pigiama di flanella a quadrettoni.”

“Magica Linda, sei un animale ostile, così. E sotto? Mutande bianche in cotone e canottiera di lana?”

“Sotto sono nuda” era vero, mi ero fatta la doccia e infilata il pigiama in fretta prima di iniziare a lavorare, non avevo voglia di cercare le mutande in quel casino che è il mio cassetto.

“Così mi piaci. Ora ti sfili i pantaloni del pigiama e resti seduta per terra, nuda. Devi fare attenzione a toccare il pavimento con la figa.”

Ho eseguito immediatamente il comando, come se la sicurezza con cui mi comandava gli avesse dato qualche potere su di me.

“Ok, ci sono.”

“Cosa senti?”

“Freddo.”

“Tra un po’ non lo sentirai più. Apriti la figa con le mani e inizia a masturbarti. Voglio che te la tocchi fino a bagnare per terra. Deve diventare di burro.”

Questo ordine così brutale, diretto, senza i soliti preliminari frettolosi ha prodotto in me una reazione strana. Mi sentivo improvvisamente un animale addomesticato. Il riflesso condizionato prodotto in me è stata l’eccitazione. La sensazione di essere comandata da un estraneo, al telefono, era stuzzicante e per la prima volta ho capito cosa provassero i miei clienti.

Completamente soggiogata e pronta al gioco ho risposto “tu intanto cosa farai?”

“Mi meno un po’ l’uccello, magica Linda, mentre ti immagino con la camicia di flanella e le mani tra le gambe nude. Apriti i bottoni, così vedo le tue tette.”

Riuscivo a immaginare perfettamente il suo cazzo e la distanza fisica tra di noi aumentava il desiderio di superarla toccandomi, pensando che a penetrarmi non fossero le mie dita.

“Ecco le tette, vorrei che mi leccassi i capezzoli e mi scopassi, qui, su questo pavimento” ho detto provocandolo, sapendo che non sarebbe successo. Non faceva parte delle regole.

“Oh, magica Linda, così mi fai volare.”

“Giacomo, se potessi vedere il lago che ho fatto… sto per venire…”

“Vieni, vieni, non ti trattenere, ma continua a toccartela, non interrompere.”

Eseguivo gli ordini e nonostante l’orgarmo proseguivo a scivolare dentro e fuori. Non riuscivo a smettere di venire, sembrava che il limite si spostasse sempre più in alto, tanto che non capivo più se mi piaceva o mi dava nausea. A stento sentivo la voce nel telefono, immersa nell’ascoltare il mio corpo.

“Magica Linda? Linda? Ci sei?”

“Sì” rantolai.

“Ho voglia di scoparti. Ti voglio fottere magica Linda, ho il cazzo in mano e non so che farmene, ti devo vedere.”

Andava contro ogni regola e contro il buon senso, ma ero troppo confusa per ragionare.

“Allora magica Linda, vuoi vedermi?”

“Richiama domani alla stessa ora e ti darò una risposta.”