Come sono diventato un dio del sesso anale

diventare dio del sesso

Il sogno proibito

Quando mi sono sposato con Fabiola, l’ho fatto con una totale convinzione che tutto sarebbe sempre stato perfetto così come lo era stato fino a quel momento. Avevamo moltissime cose che ci legavano come interessi in comune, passioni condivise totalmente e anche una visione speciale per la nostra attività sessuale che si fondava su di una chimica veramente rara.
L’unica nota stonata che però esisteva in quell’armoniosa unione che avevamo formalizzato da non molto tempo era rappresentata dal fatto che Fabiola non mi aveva mai concesso il piacere di sfondarle quel suo culetto acerbo.
Tra me e me pensavo che una volta divenuti marito e moglie, quello che era stato un divieto da parte sua, si sarebbe ben presto trasformato in una sorta di permesso ma dopo qualche mese di matrimonio, mi resi conto che quella era stata solo una pia illusione e nulla più.
Facevamo l’amore in continuazione e ogni momento e circostanza era buona per consumare il nostro reciproco piacere tranne quello di ottenere quella sorta di lasciapassare che mi permettesse di possedere il suo corpo nella sua totalità.
Mia moglie non era restia nell’esaudire ogni mio desiderio e si prestava ben volentieri ed in modo complice ad ogni mia fantasia legata al sesso, ad eccezione di concedermi il suo favoloso sedere che stava diventando un vero e proprio incubo per me.
Prima di conoscerla, avevo avuto delle storie di sesso con altre ragazze ma tutte erano state occasionali e mai mi era salito il desiderio di penetrarle in quel modo. Non ne so la ragione ma Fabiola, sin da subito, aveva un corpo che pareva fatto proprio per essere presa in quella maniera ma sempre aveva dichiarato la sua paura di avvertire del dolore e quindi aveva negato quella possibilità di fare sesso.
Per tutto il resto era una femmina favolosamente calda e molto complice che mai creava alcun problema nell’accontentarmi sotto quel punto di vista.

Con il passare del tempo, quel suo lato B mi veniva alla mente in ogni momento e non solo quando avevo modo di stare con lei. In ufficio, la mia mente visualizzava quel culetto sodo e alto dalle linee perfette e senza chiudere gli occhi, fantasticavo di prenderlo allargando con i pollici quel delizioso orifizio dopo averci sputato sopra per lubrificarlo a dovere e prima di posare la mia cappella per lasciarla entrare con un poco di sforzo.
Inutile sottolineare il fatto che solo quella fantasticheria mi provocava una formidabile erezione per calmare la quale ero costretto a correre alla toilette per masturbarmi per togliermi quel desiderio così acuto.

La bella collega: e io? Un dio del sesso

Per quanto mi sforzassi ad incentivare mia moglie con il fine di farla cedere e di concedermi il suo culo, i mesi passavano lentamente senza registrare alcun successo in tal senso e la cosa aveva cominciato ad esasperarmi, rendendomi piuttosto nervoso e scostante.
Venne un giorno nel quale in ufficio fece la sua presenza una giovane collega, Paola.
Era una ragazza fisicamente da urlo, con un seno prosperoso e con un culo che parlava da sé per quanto era disegnato in modo perfetto. Non passò molto tempo per scoprire che Paola era una ragazza molto disinibita che aveva avuto molte esperienze in giro per il mondo e alla quale piaceva molto scopare. Oltre noi due, in ufficio lavoravano un paio di colleghi che erano in età di pensione e questo facilitò di molto il trovare un comune denominatore con Paola che parve sollevata di trovare nel sottoscritto, un possibile complice per interessanti parentesi ricche di stimoli.

Accadde durante un venerdì pomeriggio nel quale i due colleghi erano assenti dall’ufficio. Avevo trovato con Paola un denominatore comune e una sottile complicità che si evidenziava con sguardi, allusioni, gestualità e sorrisi che ci avevano permesso di intessere una sorta di storia ancora non consumata ma pronta ad esplodere all’improvviso.
Paola si avvicinò come sempre quasi per giocare la sua provocazione. Indossava una specie di tailleur professionale che risultava più che aderente e che aveva il merito di disegnarle un profilo perfetto dove al florido seno si contrapponeva un culo da urlo.
Tutto scoppiò rapidamente. Paola si strofinò proprio con quel suo sedere da favola sulla mia verga che si indurì all’istante tanto era la voglia di lei.
Si fece docilmente prendere per i fianchi per essere accompagnata ad assumere la posizione supina che mi interessava sfruttare. Poi, le alzai la gonna svelando quel culo davvero tondo e sodo parzialmente coperto da mutandine bianche che non lasciavano molto all’immaginazione. Come avevo immaginato mille e mille volte, le allargai le chiappe con le due mani e sputai proprio sopra l’orifizio che vedevo pulsare fremente di desiderio. I pantaloni abbassati così come i miei slip permisero l’uscita del mio uccello voglioso di godere che appoggiai delicatamente proprio su quel buchino che mi stava aspettando.
Con una leggera pressione e aiutandomi con il pollice, feci entrare una parte della mia cappella all’interno del suo culetto che sentivo caldo ed invitante. Poi, sempre con una certa delicatezza, diedi un colpo di reni ma senza fretta come per assaporare lo sfintere che si apriva poco a poco di fronte a quella penetrazione costante anche se millimetrica. Quando l’uccello era entrato per metà della sua lunghezza, avvertii distintamente i gemiti della bella collega e la sua implorazione a sfondarle in culo. Questo invito fu come una esplosione che cancellò in me ogni possibile senso di delicatezza. Affondai la dura verga fino a sbatterla all’interno delle pareti del suo culo che iniziarono a partecipare con ardore a quella penetrazione che non aveva più nulla di umano. L’andirivieni del mio uccello aveva preso ad essere costante e i colpi di reni si susseguivano uno dopo l’altro. Quello sfintere inizialmente così stretto, aveva preso a cedere alla violenza del piacere e ora la mia verga scivolava che era un piacere aiutata anche dagli orgasmi che Paola aveva incominciato ad avere. Semisdraiata sulla scrivania con la camicetta slacciata e con il petto che le dondolava seguendo il ritmo della penetrazione anale, immaginavo che a cedere sotto quei colpi non era la pur bella collega bensì mia moglie Fabiola e solo a quel pensiero, esplosi tutta la mia voglia dentro il culo di Paola, inondandola fino a sentire il mio sperma tracimare fuori ogni volta che continuavo a stantuffarla. Non mi ero affatto soddisfatto del tutto e in quel momento mi sentivo come se fossi padrone di quel corpo di donna al quale stavo regalando tutto me stesso.
Mi stavo togliendo quella soddisfazione e mi pareva aver assunto le sembianze del dio della penetrazione anale.
Dopo essere venuto nuovamente in lei ero finalmente sazio e consapevole di aver trovato una maiala che avrebbe appagato il mio desiderio di sesso anale.