Avventura bisex

sesso bisessuale

Sono Carla, ho 35 anni, lavoro da qualche tempo come libero professionista in uno studio di architetti e, senza falsa modestia, sono una bella giumenta. Non incarno la tipica bellezza mozzafiato, tutta tacchi a spillo, extension e viso perennemente sotto un fitto strato di cerone, mi si può definire piuttosto una calda valchiria. Alta, bionda, giunonica, tutta natura e poco incline ai giochetti sentimentali, amante piuttosto di quelli erotici.

Da che ne ho memoria il sesso mi ha sempre interessato e intrigato, non mi sono mai formalizzata troppo rispetto all’oggetto del desiderio, maschio, femmina, avanti con gli anni, giovane, sposato o scapolo, strafigo o belloccio finanche bruttarello, l’importante per me è che scatti l’interesse, la scintilla nella testa ed, ovviamente, fra le cosce.

Da un paio di mesi sono sotto stress al lavoro, l’architetto capo responsabile di un progetto molto importante mi ha scelta per la parte artistica mettendomi in coppia con una tirocinante che non avevo mai visto prima. Peccato che ora non veda altri che lei, Eleonora, e Giovanni il titolare del progetto. Adoro il mio lavoro e mi piace essere messa alla prova, ma passare intere giornate, e molte nottate, al tavolo da disegno senza mai la benché minima distrazione, voi mi capite, alla lunga la situazione diventa opprimente.

Eleonora è una studentessa poco più che ventenne, minuta, piccolina, con lunghi capelli corvini lucenti, abbastanza simpatica con un pizzico di vero talento. In mancanza di altro, per non perdere l’ispirazione, ho ben presto cominciato a fantasticare su di lei. Il calore della sua lingua sul mio corpo, le sue mani che si insinuano dentro le mie mutandine, insomma piccole fantasie come queste, tanto per prendermi una pausa ogni tanto. Spesso m’incanto perdendomi fra i miei pensieri e mi accoro di essere completamente bagnata fra le gambe, mi riprendo, vado a spararmi un ditalino in bagno e ritorno più concentrata di prima.

Oggi è stata una giornata difficile, la scadenza sempre più prossima causa il nervosismo di Giovanni che ci polverizza letteralmente i coglioni chiedendoci di chiudere assolutamente la prima tranche entro sera. Quel vecchio arrogante sessantenne dal ventre prominente e dagli occhi a capocchia di spillo se ne va a casa e noi qui a sgobbare! Alle undici e un quarto ce l’abbiamo fatta, tutto finito, pronto ed assolutamente meraviglioso. Che sollievo finalmente libere, fino alla prossima scadenza. È il momento di festeggiare con un abbraccio sincero, un po’ più lungo del necessario, tanto che inizio a sentire i capezzoli delle sue tettine indurirsi e il suo respiro diventare più intenso.
Mentre mi sto chiedendo se ignorare questi segnali o piazzarle la lingua in bocca è lei a fare la prima mossa, una mano s’intrufola fra le mie gambe e appena si accorge di quanto sono bagnata m’infila due dita in fica e comincia a muoverle con maestria, seppur piacevolmente sorpresa ben presto inizio a colare e ricambio il servizio.

Non abbiamo più freni, che c’importa se le pareti sono di semplice vetro satinato, in ufficio non c’è più nessuno, la sbatto sul tavolo di mogano, le succhio e sego il clitoride delle dimensioni di un piccolo adorabile cazzo. Viene quasi subito ed assaporo il suo miele profumato mentre continuo a prendermi cura anche di me. Baci ardenti, lingue e mani ovunque e per finire, una grandiosa sforbiciata con reciproco ripetuto orgasmo.
Riprendiamo fiato, qualche sorriso, qualche bacio innocuo ed il commiato, ci vediamo domani. Eleonora si riveste e se ne va mentre io sto ancora raccogliendo i miei vestiti e penso di fare un salto in bagno a rinfrescarmi quando sento riaprirsi la porta, senza voltarmi chiedo cos’abbia dimenticato e la risposta mi lascia senza fiato.

Una voce maschile mi risponde che sono io ad aver dimenticato qualche cosa. Mi giro, alzo lo sguardo e incrocio i piccolissimi occhi di Giovanni, completamente nudo e con il cazzo di fuori, già in tiro (decisamente notevole), che se lo mena cercando di farmi capire che è proprio quello che ho scordato. Ci mancherebbe un affare così non lo dimentico certo. Mi gira, mi costringe ad appoggiare le mani alla vetrata e inizia a tastarmi il buchetto sussurrandomi che è dal primo giorno che mi ha vista che desidera sbattermelo nel culo senza tanti complimenti, e finalmente quel giorno è arrivato. Che meravigliosa serata.