Adoro sborrare sulle tue piccole tettine a pera

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Era una ragazza bizzarra, completamente estranea alle convenzioni sociali, eppure perfettamente inserita nella vita universitaria della piccola città in cui entrambi vivevamo come studenti fuori sede.
I capelli lunghissimi e biondo cenere le cadevano scomposti lungo le spalle, quasi spettinati, fino all’inizio di quelle morbide colline che sembravano i suoi glutei.

erotiche trasgressioniNon sembrava volersi mettere in mostra, ma di fatto era sempre al centro dell’attenzione, con i suoi top corti e le pieghe della pancia non tonica lasciate in vista, senza pudore, senta timidezza, senza alcun complesso apparente. Le tette piccole e leggermente a pera raramente venivano modellate da un reggiseno, se non a triangolo, quasi a voler esasperare queste forme non lontane da quelle imposte dai canoni estetici della società contemporanea. Non le interessava? Non l’ho mai capito, ma la amavo proprio perché odiava assecondare le aspettative altrui e mai, mai si sarebbe abbassata a seguire qualche dettame imposto da altri.
Amelia seguiva solo se stessa, i propri pensieri confusi, i desideri impellenti che giorno dopo giorno si rinnovavano o mutavano senza ordine, senza scopo, senza propositi.
Mi ritenevo fortunato ad essere ancora di suo interesse dopo un mese e quando scopavamo cercavo di sorprenderla, sperando che mi volesse anche il giorno seguente.
Un pomeriggio, mentre seduti sul divano leggevamo stancamente il manuale per l’esame di storia, si girò verso di me e disse “basta, non possiamo più scopare, ho deciso che voglio stare senza sesso per un paio di mesi, mi annoia anche quello, ormai”.
“Ok”, risposi io senza alzare gli occhi. Finsi disinteresse perché sapevo che mostrare debolezza l’avrebbe allontanata ulteriormente da me.
Un rapporto in cui non si è se stessi non è sano, ma io me ne fregavo di essere me stesso, non mi importava, io volevo vivere del suo riflesso, respirare la sua aria, annusare i capelli soffici, accarezzare quelle piccole tette molli e tuffare la faccia nella sua figa bagnata e depilata male. Era pigra nel curare il proprio aspetto e anche l’inguine spesso era rasato in modo asimmetrico, quando se ne ricordava, ma io la volevo così, imperfetta ed egoista. Raramente aveva voglia di farmi un pompino e non aveva alcun problema nel chidere di farsela leccare a lungo, finché non raggiungeva almeno tre orgasmi. Quando veniva era bellissima, grezza, rude, grugniva senza trattenersi, senza modulare la voce, sembrava un animale. Si contraeva ripetutamente e veniva fino a emettere suoni gutturali, come una foca.
Dopo mezz’ora di silenzio iniziò a sbuffare per il caldo e si tolse i vestiti, restando con un completino di cotone bianco decisamente antipene. Ovviamente ebbi subito un’erezione, perché addosso a lei tutto gridava sesso e non ero solo io il pazzo a pensarlo.
Attirava a sé chiunque, come se fosse magnetica e, sebbene non creasse nessun legame stretto e sincero, tutti credevano di esserne amici e confidenti.
Il mio cazzo era durissimo e non lo nascosi, sperando lo notasse. Dopo pochi minuti si voltò verso di me, lo osservò e, legandosi i capelli in una coda alta, si alzò dal divano per andare in cucina. Decisi di seguirla per bere un bicchiere d’acqua. Stava lì di fronte a me, in mutande, a guardarmi il pacco senza dire niente, così mi sfilai i pantaloni e i boxer, lasciando il pennacchio dritto all’aria, in tono di sfida. I suoi occhi si fecero immensi ma rimase ferma, impietrita, finché non mi avvicinai, le presi una mano e me la posai sul membro. Anche di seghe solitamente era avara e sapevo che questo gesto era totalmente fuori dai nostri schemi usuali, ma funzionò, perché non solo lo afferrò ma si inginocchiò ai miei piedi prendendolo in bocca. I suoi rari pompini erano uno spettacolo incredibile al termine del quale rimanevo interdetto, quasi senza vita.
Leccava, leccava senza sosta come se avesse davanti un gelato, mi bagnava il cazzo di saliva fino a farla colare sui peli dell’inguine, alternava le leccate al succhiare tenendo l’asta con la sua piccola mano pallida, mentre con l’altra mi accarezzava le palle. Scivolammo giù sul pavimento e Amelia, quasi nascosta carponi sotto al tavolo continuava a prodigarsi su di me, visibilmente eccitata.
All’improvviso però si fermò come se avesse ricevuto un’epifania e senza guardarmi afferrò le mie gambe, mi trascinò giù, completamente steso a terra, e con un dito inumidito cominciò a toccarmi l’ano. La sorpresa era troppa perché potessi realizzare cosa stava succedendo e il piacere inaspettato mi lasciò immobile, immerso completamente nel godere. Con la lingua mi leccava il buco del culo disegnando piccoli cerchi, poi entrava con l’indice stantuffando energicamente e con la bocca tornava a leccarmi il cazzo, inghiottendolo fino alla gola.

Non so come, ma nonostante desiderassi venire riuscivo a trattenermi, perché il piacere era talmente intenso che non volevo finisse e così ritardavo l’orgasmo, lasciandola paonazza e con la figa grondante a leccarmi il buco del culo, a stantuffarmelo e a spompinarmi, finché non decisi di fermarla e, trascinandola sopra di me, le infilai io un dito nel culo, passandolo prima negli umori usciti copiosamente dalla sua figa. Dopo averle allargato un po’ il buco ci infilai il cazzo, senza darle tempo di sentire nulla, così, la impalai e sentii che sicuramente le avevo fatto male, ma deve esserle piaciuto, perché in pochi secondi iniziò a dimenarsi come un’anguilla su di me, mentre io cercavo di entrare e uscire dal suo culo e con una mano le titillavo il clitoride, scivolando spesso nella figa grondante.

Non so quanti orgasmi abbia avuto, ma solo quando la vidi senza forze, sul punto di svenire, sfilai il cazzo e le venni addosso, su quelle piccole tette a pera.