Sesso sul tavolo

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Il coperchio mancante sulla pentola fatta dal diavolo

Neppure l’anello con lo smeraldo che le avevo regalato, era riuscito a farmi fare pace con Diletta, mia moglie.
Proprio non ne voleva sapere di perdonare quel tradimento che aveva visto la mia segretaria essere complice di quel momento di estremo desiderio che mi aveva colpito in ufficio.
D’altronde Pamela, l’assistente venticinquenne che mi seguiva da qualche mese, era veramente una bella topa. L’avevo scelta tra tante, oltre che per il suo curriculum, anche per quell’aria da troia che avevo subito intuito in lei.
E il tempo non mi aveva fatto altro che confermare la bontà della mia ipotesi. Amava provocarmi assumendo certe pose e lanciandomi dei muti inviti quando nessuno sguardo poteva scoprire le sue intenzioni.
Fu un sabato mattina nel quale le avevo chiesto di aiutarmi per chiudere una pratica, che Pamela si fece assalire complice l’ufficio deserto. E su quel tavolo di mogano nella sala riunioni l’avevo stesa a pancia in giù e, sfilatele le mutandine, me la stavo scopando con tutta la foga possibile.
Impossibile, nell’enfasi di quel momento, sentire la serratura aprirsi e avvertire la presenza di Diletta che era venuta in ufficio senza preavviso.

Da moglie intelligente che è, Diletta poteva anche aver immaginato che non le fossi stato fedele nel tempo ma un conto è nutrire dei sospetti teorici e un altro è vedere il proprio uomo scoparsi la sua giovane assistente.
Non disse nulla ma il suo sguardo aveva urlato ogni possibile parolaccia e silenziosamente com’era entrata, lo stesso fece uscendo.
Mi ritrovai senza più alcun desiderio e con Pamela che si rendeva conto di aver perso il suo posto di lavoro, chiusi quella parentesi erotica per iniziare la guerra che sapevo mi stava attendendo a casa.

Vendetta

I giorni che seguirono furono veramente terribili con mia moglie che evitava pure di posare il suo sguardo su di me e che rifiutava di ascoltare le mie scuse.
Passai una dozzina di giorni vivendo quello stato di cose ed evitando di andare a letto la sera e arrangiandomi a dormire sul divano per lasciare sgonfiare la rabbia di Diletta.

Deciso a ritrovare l’armonia, le regalai un anello che sapevo piacerle ma che guardò con un certo disinteresse.
Fu la sera stessa che mi rivolse la parola da quel giorno che mi aveva sorpreso con Pamela.
‘La mia vendetta è quella di ripagarti allo stesso modo. Mi farò scopare da un uomo proprio sul tavolo e tu sarai costretto ad assistere a tutta la scena’. Così dicendo, lanciò un perfido sorriso di sfida ben sapendo che quello sarebbe stato il prezzo che avrei pagato per la mia superficialità.

Passarono altri giorni e Diletta aveva ripreso il solito umore, come se nulla fosse mai successo. Dentro di me coltivavo la speranza che quella sua vendetta, fosse solamente una minaccia per spaventarmi e nulla di più.
Evidentemente ero ottimista e me ne capacitai quando mi disse che la sera dell’indomani avremmo avuto a cena un suo conoscente e furono le 24 ore più amare che passai nella mia vita.

Il giorno dopo, al rientro dal lavoro, trovai mia moglie che si era preparata per l’occasione. Aveva indossato quelle autoreggenti così erotiche che mi facevano impazzire, eleganti scarpe di vernice con tacchi a spillo, un tailleur di un noto stilista cui la giacca lasciava intravedere un reggiseno tutto pizzi e trasparenze.
Sapevo che era quello l’abbigliamento che amava indossare quando sentiva la sua anima così mignotta.
Contrariamente alle aspettative mi disse che avrei potuto partecipare ma solamente se fossi stato disposto a mettere delle manette che, magicamente, tirò fuori da un cassetto.
Dovetti stare al gioco e mi accomodai sul grande divano proprio un attimo prima che qualcuno squillò alla porta.
Diletta senza alcuna fretta raggiunse il portoncino di ingresso e lo aprì lasciando entrare un tizio mai visto prima di allora. Ma, in aggiunta ad un prevedibile stupore, si coniugò anche la sorpresa: il ragazzo era africano.
‘Non ti ricordi di Karim? Si tratta del ragazzo che si trova nel parcheggio del supermercato e che si offre a portare il carrello della spesa in cambio di una monetina. Ho pensato fosse una bella idea quella di regalare una serata differente a questo ragazzo che viene da tanto lontano’.
Karim, vedendomi in quello stato, girò immediatamente gli occhi da un’altra parte per togliermi l’imbarazzo del suo sguardo.
Senza perdere neppure un secondo Diletta gli si avvicinò e la sua mano corse all’altezza della patta iniziando ad accarezzare la sua intimità che, ben presto, assunse dimensioni veramente notevoli.
Con fare quasi indifferente mia moglie slacciò i pantaloni del tizio e subito dopo gli slip che a malapena riuscivano a tenere una fantastica erezione.
Liberato dalle mutande l’uccello del negro assunse delle forme veramente sovraumane tanto da lasciarmi affascinato. Una mazza lunga, larga e dura di color ebano che ben presto terminò dentro la bocca di Diletta che pareva una bambina alle prese con un gelato più grande di lei.
Il silenzio era rotto solamente dal risucchio causato dalla pompa che mia moglie stava facendo a Karim che nel giro di un paio di minuti ejeculò copiosamente, inondando il viso affatto sazio di una donna infoiata.
Diletta si inchinò sul tavolo e alzò la sua elegante gonna lasciando vedere il suo splendido culo sodo e un paio di gambe ancor più arrapanti per via delle autoreggenti.
Il negro, ancora tutto in tiro, strappò le mutandine di mia moglie e la sua mano corse a sentire cosa c’era in mezzo alle sue gambe. Immaginavo che le sue dita stavano frugando il clitoride provocando dei gemiti di Diletta che divaricò ancor di più le gambe.
Il tizio non faticò a penetrare dentro di lei, iniziando a muoversi in modo regolare e originando un coro di piacere emesso da mia moglie ogni volta che si sentiva affondare.
La scena mi aveva eccitato e avevo una voglia matta di partecipare ma con le manette che vietavano qualsiasi movimento, ero impossibilitato a fare granché.

Sentivo gridare la mia signora ma non ero geloso ma solamente desideroso di mettermi in mezzo anch’io e di venire in qualche modo.
Accortasi del mio interesse Diletta portò Karim vicino al divano e vedendo il mio stato, chinò il suo capo sopra il mio uccello iniziando a succhiarlo ma il negro, affatto sazio di piacere, mi prese la testa costringendomi ad inghiottire quel suo uccello che, in realtà, avrei voluto sentirmelo al culo.

Alla fine, fummo sazi di sesso tutti e tre e avevo scoperto che vedere mia moglie infilzata da un altro uomo, mi piaceva veramente.
Non fu affatto una vendetta ma un godimento per tutti.