Storie erotiche: una DEA da adorare

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Non fosse stato per quel tremendo temporale, ora non sarei così inaspettatamente timoroso di incontrarla ancora. Non potrei nemmeno essere certo della sua esistenza, eppure quel piccolo biglietto da visita mi ricordava che la mia dea era reale e aspettava solo me con i vizi e le coccole che potevo garantirle.
Se quel giorno in negozio non fossi corso fuori per aiutare il mio amico corriere con la merce durante il fragoroso scroscio di acqua, non sarei riuscito ad inciampare con tutta la mia poca grazia su quel corpo così perfettamente curato ed aggraziato.

Nonostante la pioggia battente, Elena indossava dei tacchi così alti da sfidare la forza di gravità e mentre il mondo le correva intorno, eccitato ed arrabbiato dall’improvviso maltempo, lei con sicurezza e con un piglio quasi altezzoso, scivolava come se volasse lungo il marciapiede zeppo di pozzanghere.

piedi da leccareIo, maldestro come sempre, ebbi solo modo di sentire il suo profumo prima di caderle quasi addosso. Uno sguardo, un tocco fugace e quella scossa che sembrava averci attraversato in un lampo. Era il temporale o il destino che ci annunciava finalmente glorioso che le nostre vite era da tempo che si cercavano?

Si capiva da subito che lei non era una donna facile, caratterialmente forte e con quel desiderio di controllare tutto e tutti. Io, modesto commerciante di periferia, non avevo molta dimestichezza con i rapporti amorosi, ma sapevo essere un fedele amante e mi sarei prostrato ai suoi piedi, alle sue voglie ed ai suoi desideri ogni secondo del mio tempo.

Fu solo dopo svariati tentativi che Elena si lasciò sedurre. Non fu facile, ma l’eccitazione che provavo mentre cercavo anche solo di ottenere uno sguardo di approvazione da quel volto perfetto, era sempre il culmine del mio mondo interiore. Mi era concesso chiamarla, seguirla nei suoi spostamenti ed osservarla. Con il tempo si lasciò anche servire da me.

La mia dea si stava finalmente fidando di me e solo un piccolo passo ci separava da poterci fondere anche nel piacere più profondo. Sapevo ormai quasi tutto di lei mentre Elena conosceva poco la mia vita. D’altronde, io ero il suo fedele servitore, non dovevo chiedere e lei non mi doveva molte spiegazioni; solo abnegazione totale per la mia musa divina.
Quando mi disse quella frase, il mio cuore per poco non mi uscì dal petto. Non mi sarei mai aspettato di provare simili sensazioni in quel ruolo inaspettato di piccolo schiavo, eppure, capimmo immediatamente che ero in effetti nato per servire la donna in tutte le sue sfumature.
sono una mistress‘Fabio domani ho voglia di essere ispirata, pensaci tutta la notte e poi raccontami al telefono cosa faresti con il mio corpo nudo.
Potrai poi toccarti pensando a me, dopo. Te lo permetto’.
Per poco non svenni. Non pensavo di potermi ridurre a dover chiedere il permesso per darmi piacere da solo, ma con lei, il mondo si era completamente stravolto e non mi vergogno ad ammettere che il pensiero di sfiorarmi immaginandomela non mi avevo mai colto, perché io sono il suo servo ormai ed è giusto domandarle il permesso per tutto.

Alzai la cornetta quasi tremante e composi il numero. Il cuore mi batteva forte e speravo di non combinare una delle mie sbadate mosse da inesperto Casanova. Mi ero preparato un discorso e ci avevo ragionato per tutta la giornata. Non volevo essere prevedibile e volevo stupirla. Chissà, magari un giorno avrei potuto giacerle accanto, invece che sognarla solo con la mente.

La sua voce mi annunciò che non aveva molto tempo da perdere e come sempre mi fece quasi capire che sarebbe stato quasi una concessione personale ed un enorme favore che lei si abbassava a fare a me. Mi emozionai molto.

Le spiegai che la sua pelle vellutata e liscia doveva essere trattata con cura e dedizione e che le mie mani l’avrebbero esplorata e massaggiato su ogni centimetro del suo sinuoso corpo. Le dissi che avrei voluto assaporare il gusto delle sue curve e avrei assaggiato le sue labbra con fremente curiosità. Non potei fare a meno di ansimare e lei non si lasciò sfuggire l’occasione di rimproverarmi.
‘Ti ho detto che ti saresti potuto toccare, ma solo dopo aver parlato con me. Non ho tempo da perdere, questa è la mia telefonata, come ti permetti?’

schiavo cerca padrona da adorareLa implorai di credermi e le giurai che le mie mani erano obbedienti e fedeli alla sua volontà. Non mi sarei mai azzardato a contraddire un suo ordine e le spiegai che il sospiro era dovuto all’altissima eccitazione che da mesi ormai mi tormentava.
La sentii ridere e mi disse di continuare con la mia storia.
Un uomo si sarebbe potuto mostrare offeso da tanta sfrontatezza ma io ero così lieto che la mia dea mi avesse concesso di continuare, che senza indugio alcuno, proseguii con il mio racconto.

Le dissi che avrei voluto sfiorarla con una piuma per solleticarla negli spazi più intimi e segreti e che le avrei dedicato ore di puro piacere altruistico.
Fu solo un attimo ma mi parve di sentirla mugolare. Fui troppo irruento ed irrispettoso e le chiesi se si stava eccitando con le mie parole.

‘Non credo siano affari tuoi, continua’ mi disse con tono secco.

Proseguii per quasi un’ora e sono quasi certo che lei si stesse toccando segretamente, ma io sono solo un misero servitore e la verità è che non saprò mai cosa stesse facendo, con chi o addirittura dove.
Io chiusi la mia telefonata al massimo dell’eccitazione e, dopo aver ottenuto il suo consenso, dedicai a me stesso qualche minuto per placare quell’incredibile voglia che mi aveva assalito dal primo momento che avevo incontrato quella incredibile donna.