Quando una scappatella diventa…rapporto BDSM

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Intrighi bdsm in una vacanza fuori dal comune

Eravamo in vacanza da circa 4 giorni, quando capii che il mio ragazzo avrebbe passato tutto il suo tempo sui tavoli da gioco.
Las Vegas era il paradiso dell’azzardo, del lusso e delle follie. Avevo accettato di buon grado la prospettiva di trascorrere due settimane nell’assolata e trasgressiva città del Nevada. Hotel di lusso, piscine sconfinate e spettacoli stupefacenti nei grandi hotel della Strip.

Il nostro hotel rappresentava la capitale francese ed era riconoscibile anche da lontano per la sua immensa Torre Eiffel che svettava fiera e luminosa nel cielo. Avevamo in programma di visitare anche il vicino Grand Canyon ed io, che avevo viaggiato pochissimo, ero eccitata all’idea di un viaggio così lontano in luoghi così famosi.

“Piccola, vai alla Spa dell’Hotel, poi ti raggiungo a pranzo”. Con la solita frase, Marco mi aveva congedato al mattino e sapevo che nonostante le sue promesse, non lo avrei visto prima dell’indomani. Capivo la sua frenesia, era malato di gioco d’azzardo, aveva soldi sufficienti per rimanere ore ipnotizzato da quelle musiche infernali e a quanto pare, anche una scarsa attrazione nei miei confronti. Avevo provato anche ad indossare dei completi intimi molto seducenti e ridotti, per risvegliarlo dal suo torpore, ma fu tutto inutile.

Ero quasi scocciata e sotto la doccia quella mattina pensai addirittura con una punta di nostalgia al vibratore lasciato a casa nel cassetto del comodino.
“Non è normale desiderare un vibratore quando hai un ragazzo che potrebbe passare ore ad esplorare il tuo corpo” pensai amaramente.
Erano ormai le 4 del pomeriggio e dopo continue scuse, capii che sarei stata sola anche quella notte. Stavo parlottando tra me e me in ascensore, quando al 12° piano, entrò un uomo talmente affascinante da farmi rimanere senza respiro.
Notai il suo sguardo, mi sorrise ed iniziò a parlarmi.
Tentai di fargli capire che non sapevo l’inglese e in qualche modo, nella mia goffaggine, mi presentai.
– Avrei dovuto stare più attenta alle lezioni d’inglese a scuola- pensai subito.
In qualche modo, a gesti, mi invitò al bar panoramico a bere qualcosa con lui.

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Era ora di mettere alla prova questa dolce ragazza di provincia.

Trascorremmo qualche tempo a ridere insieme. Più che altro ridevamo per le incomprensioni che si creavano e per l’assoluta mancanza di comunicazione verbale che c’era tra noi.
L’attrazione, però, non ha bisogno di parole. I gesti ammalianti che stavo vedendo, mi crearono immediatamente una forte eccitazione. Mi sfiorava le mani, si avvicinava alla mia bocca, cercava costantemente un lieve contatto fisico: ci stava provando e io stanca, eccitata ed attratta da quel misterioso americano, mi stavo sciogliendo ad ogni sua mossa.
Mi scrisse su un tovagliolino di carta un orario. Capii che voleva uscire con me più tardi.
Mi scappò una risata emozionata e con le dita della mano disegnai nell’aria un OK per confermare che sarei uscita con lui.
L’appuntamento era alle 23 nel bar principale della hall, all’ingresso.

Ci misi molto a prepararmi. Tra l’ansia di essere colta in fallo, la paura di non essere all’altezza e la totale consapevolezza di essere incosciente, alla fine mi guardai nello specchio dell’ascensore e tirai un forte sospiro. Era ora di mettere alla prova questa dolce ragazza di provincia.
La serata fu piacevole, cenammo in uno splendido e lussuoso ristorante e quando ormai sembrava che la serata fosse finita, iniziò a parlare spiegandomi a gesti delle cose che non riuscii a capire.

“Do you trust me?” mi disse avvicinandosi delicatamente.
Cercai sul dizionario il significato, perché mi sembrava l’unica frase veramente importante da capire.
“Sì, mi fido di te”. La mia mente continuava a ripetermi che ero una pazza, che non potevo fidarmi di un uomo che neanche conoscevo. Ma tant’è, presi la sua mano e lo seguii.

La limousine ci accolse con bottiglie di prezioso liquore e io, che ho sempre amato bere quando c’è l’occasione, non mi tirai indietro.
Tra la surreale situazione e l’alcool in corpo, mi sentivo libera, intorpidita e sexy.

Ci baciammo appassionatamente più volte e le sue mani stavano cercando di farsi largo tra il leggero vestito e il mio intimo succinto. Speravo che chiedesse all’autista di vagare tutta la notte senza meta, lasciandoci trasgredire sui sedili di quella costosa auto.

Quando arrivammo al club, pensai che no, non volevo andare in una discoteca affollata, ma all’ingresso notai che non c’era nessuno. Sembrava quasi un’abitazione privata, con delle guardie di sicurezza per scoraggiare ospiti indesiderati.

Entrammo e vidi subito donne splendide legate in abiti di lattice che strizzavano ogni poro della pelle. Notai una sala, poco dopo il grande bar, dove una donna legata, stava mugolando mentre due o tre ragazzi la prendevano a turno.
Non so se fu più lo shock o l’improvvisa eccitazione a farmi restare senza respiro e senza parole. Guardai il mio uomo come a chieder lui cosa ci facevamo lì.

Mi prese per mano e mi condusse in una stanza vuota. Chiuse la porta alle sue spalle e per la prima volta in vita mia, provai un tipo di sesso che una volta assaggiato, diventa la tua droga personale.

Mi sentivo completamente posseduta da lui. Mentre mi sculacciava con forza, sentivo crescere l’eccitazione ed iniziai a godere tra quelle mura sconosciute, vestita con manette e mascherine. Fu un’esperienza indimenticabile.

Tornai che era ormai l’alba, stanca, appagata e maliziosamente pronta a ricominciare il gioco.
Vidi rientrare il mio ragazzo poco dopo di me e con una faccia da bronzo incredibile gli dissi che non ero arrabbiata, che quello era il suo mondo e doveva goderselo appieno.

“Quel che succede a Las Vegas, resta a Las Vegas, non dicono così?” e buttando un’occhiata al polso segnato dalla lunga notte di sesso, sorrisi alla notte passata e a quelle che avrei vissuto ancora nella mia personale vacanza oltreoceano.