I miei ricordi BDSM: una schiava disubbidiente

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Sei arrabbiato con me.

Sono le 2:34 e mi mandi un sms. “Aspettami sotto casa puttana“. So di aver sbagliato nell’aver dimenticato di notificarti la mia nottata con Gianluca e le foto che hai visto online non mi danno modo di difendermi. Le tua parole mi bruciano dentro: quel puttana suona così freddo che sento il ghiaccio scorrermi nelle vene.
Sono le 2:36 e sono sotto casa che cerco con lo sguardo la tua auto arrivare.
Le 2:45 mi portano la tachicardia al cervello.
Arrivi. Salgo in auto nel silenzio più totale. Mi viene quasi da piangere. Tu mi guardi e mi sorridi. Mi porgi una bottiglietta di vodka. “Brindiamo alle tue stronzate Nicole. Continua così piccola”. L’ironia della tua voce mi pietrifica. Bevo un sorso di vodka.
Saliamo da te. Ti seguo due passi appresso. Mi sussurri “Aspettami in intimo in salotto”.
Ti aspetto in un angolo sulle ginocchia. Sento che nell’altra stanza lì con te c’è una ragazza. Quando torni da me nella stanza con le corde rosse in mano ti chiedo
“Chi c’è Signore?”.
“Niente che ti riguardi cagna”.
racconti padrone bdsmMi leghi e mi lasci con il sedere alzato. La ragazza nell’altra stanza entra e ti porta il gatto a nove corde. Poi si spoglia e di mette a pecora. Tu inizi a scoparla. Ogni volta che entri dentro di lei dai un colpetto con la frusta a me. Il dolore è tremendo. Continui a fottere la ragazza ma prima di venire la sposti e vieni sul mio seno (dopo avermi fatto girare).
Ti guardo spaventata e eccitata ma ho le mani bloccate e non posso muovermi. La ragazza che hai scopato inizia a leccare dal mio corpo il banchetto a cui io non posso partecipare.
“Potevi essere tu al suo posto, puttana” mi sussurri.
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