Iniziazione bdsm: il racconto di Alice

incontro bdsm

Andrea era seduto comodo, il suo tavolino preferito, il suo caffè, il suo giornale, il suo bar.Si stava chiedendo perché doveva  essere disturbato da quelle ragazzine starnazzanti che hanno preso questo bar per la succursale del loro parrucchiere, sempre che non ci lavorino come sciampiste.
Le guarda fisso, avranno 20 anni al massimo e parlano , ridono, starnazzano come se fossero a casa loro, non capiscono che qualcuno potrebbe cercare un po’ di pace e silenzio.Tranne una, la piccoletta con i capelli lunghi, e gli occhiali, ti colpisce immediatamente, ha gli occhi giusti, si è accorta che la guardi e come un animale del bosco non riesce a staccare gli occhi dai tuoi.
Poi si scuote, abbassa lo sguardo, arrossisce, e tu sorridi sornione come sempre, chiudi il giornale, lasci il caffè a metà, ti alzi lentamente.
Raggiungi il gruppo, che ancora starnazza e ammorba il bar di chiacchiere, tranne lei, muta, ti accorgi che ti ha visto muoverti verso di lei.
Ti fermi davanti questa ragazza, la guardi bene, piccola, ben fatta, ma mal vestita, gli occhiali non le donano, la fissi e con la voce più ferma che hai le dici.
<<saluta le tue amiche ed esci, ti aspetto fuori>> senza aspettare risposta ti allontani verso la porta facendo un segno al barista che ripasserai dopo.
Fuori da bar, sotto i portici fa freddo, ma non troppo, ti allontani 10 metri e ti accendi una sigaretta. Non la fumi neanche a metà che dalla porta del bar esce lei, rossa in viso e con lo sguardo incredulo delle sue azioni…

Quando è a due passi da te si ferma, con lo sguardo verso la strada, con un sorriso imbarazzato e tante domande che si alternano nei suoi pensieri.

Ispiri ancora un paio di boccate di fumo senza parlare. La curiosità della ragazza spira da ogni poro mista da un senso di preoccupazione di fronte ad una sensazione che non si spiega ma da cui si sente travolta. Rimane in silenzio in attesa di un tuo gesto, attenta ad ogni movimento, pronta a urlare e scappare nel caso se ne presenti la necessità.

Dopo aver espirato l’ultimo fiotto d’aria senza voltarti chiedi << Qual è il tuo nome? >>

<< Alice >> flebile e intimorita la ragazza per poi aggiungere un imbarazzato << e tu? >>.

<< Per ora non ti è permesso fare domande >>. Metti le mani nelle tasche del cappotto. E, poco prima di iniziare a camminare sotto i portici le fai un cenno con il capo << andiamo >>. Alice ti segue spinta da un filo che la manovra dall’interno e la voglia di inebriarsi in un’avventura che si contrasta con qualche senso di colpa nel seguire uno sconosciuto e trasgredire ai tipici ordini dei genitori.

Respiri lentamente, per non fare rumore e sentire i suo passi dietro di te, ti sta seguendo…

Ti fermi dopo quasi un chilometro, davanti ad un altro bar, più piccolo, più brutto, ma soprattutto più vuoto di quello da cui sei uscito. Ti giri e la guardi, la squadri, dai piedi alla testa, dalla testa ai piedi, ci metti volutamente più tempo possibile.

Alice non capisce, soprattutto perché non va via, o non fa domande, ne ha milioni in capo, e migliaia sulla punta della lingua, ma quest’organo inutile le riempie la bocca ma non si muove.

<<entra e siediti all’ultimo tavolino in fondo, e aspettami>> le dici con lo stesso tono di prima

Alice rimane immobile per un istante quasi non sentisse il controllo delle proprie gambe. Poi si gira e cammina con il volto leggermente chino fino al tavolo da te indicato. Prendi il cellulare e togli la suoneria per evitare di essere disturbato. Vai verso il bancone e dopo aver fatto un cenno al barista ordini un saronno e arancia ed un succo di pompelmo.  Afferri i bicchieri e li porti al tavolo.

<< Non incrociare le gambe quando siedi ad un tavolo con me >> suonano inaspettate e curiose alle orecchie di Alice le tue parole. Alice mette di scatto le gambe parallele quasi chiedendosi se fosse stato inopportuno il modo in cui si fosse seduta.

Poggi i bicchieri con calma, mettendo il succo davanti ad Alice. Ti accomodi sulla tua sedia e òlasci che il silenzio si prolunghi un paio di minuti poi con voce calma inizi.

<<Alice. Un bel nome. Sappiamo entrambi perché sei qui. Ma bevi. L’ho preso per te>>

Senza una parola Alice guarda il suo bicchiere come se fosse comparso in quel momento. Lo prende in mano, e assaggia il liquido, amaro, aspro non se lo aspettava assolutamente, con un colpo di tosse spruzza alcune alcune gocce sul tavolo e sul bicchiere dell’uomo di fronte a lui.

<<la tua mancanza di controllo è terribile>> passi il dito sul tuo bicchiere raccogli le gocce di succo le lo hanno colpito… le guardi come curioso e poi allunghi il dito verso Alice

<<puliscilo>> fai cadere la parola con tutto il peso di uno sguardo quasi irato.

Alice arrossisce arricciando leggermente le labbra. Prende un tovagliolino dal contenitore posato sulla destra del tavolo. Con una mano fa presa sul tuo braccio per non muoverlo mentre con l’altra strofina il fazzolettino sul dito per rimuovere l’umido lasciato dalle gocce di succo.

<< Scusami >> sussurra. Poi appoggia le mano sulle sue gambe (rimaste ancora parallele) e stringendo il tessuto della gonna.

Lasci che il dito resti sospeso ancora qualche istante, come a rammentarle il gesto fatto. Poi  abbassi la mano.

<<finisci il tuo succo di pompelmo>>

Alice guarda il bicchiere, lo prende in mano come se fosse un automa, non ci crede, il pompelmo non le piace per niente e quest’uomo pare saperlo.

Porta il liquido alle labbra e inizia a bere, amaro, aspro, quasi pesante, poi le gambe, ferme, non ci sei abituata. E poi perché sto finendo questo schifo

I pensieri si affastellano nella testa di alice, ma mentre il liquido scende nello stomaco la testa si fa lieve, e le parole di lui ci entrano quasi attirate.

<<Alice, ci sono domande che richiedono risposte, la prima è sicuramente perché mi hai seguito, perché sei seduta qui, davanti a me, tu hai la risposta?>>

Alice prova a razionalizzare la situazione, alla ricerca di risposte che che non trova, a spiegare un bisogno che non conosce.

<< Non lo so, signore. Sento di non poterne fare a meno. >>

Il tuo volto è rilassato. Un sorriso appena accennato rassicura inconsciamente Alice.

<< Ora alzati e vai ad ordinare un bicchiere d’acqua frizzante. Senza limone.>>

Alice va al banco. Mentre aspetta ti guarda. Tu sei fermo con lo sguardo fisso nel posto da lei lasciato vuoto.

Quando torna con il bicchiere si risiede facendo attenzione a lasciare le gambe parallele

<< e leggermente aperte >> ordini quasi leggendo nei pensieri di Alice non potendo vedere le sue gambe sotto il tavolo.

Alice sobbalza a quest’ultima frase, le entra dalle orecchie e scende fino a dentro lo stomaco, agitando le farfalle già presenti.

Le gambe si scostano, come di volontà propria, e una reazione che lei stessa guarda da spettatrice.

<<non.. non capisco cosa mi succede>> le parole escono come una richiesta di aiuto dalla bocca di Alice

<<devi stare tranquilla, imparerai cosa ti sta succedendo piano piano, senza fretta, devi solo ascoltare e obbedire>> il tono è monotono, volutamente calmo, rassicurante.

<<ti spiegherò delle regole, è importante che tu mi dica se non capisci>> dici fissandola negli occhi

Alice deglutisce,gli occhi dentro quelli dell’uomo di fronte a lei… il suo corpo sta reagendo… liquefacendosi.

<< ok >> risponde Alice.

<< La risposta corretta è: sì, Signore>> sei serio, sempre calmo, ma meno rassicurante.

Alice arrossisce e senza il coraggio di guardarti negli occhi sussurra << sì, Signore >>.

<< Molto bene, Alice >>

<< Prima di tutto sciogli i capelli. E voglio, che quando tu mi risponda, i tuoi occhi mi guardino >>

Le mani di Alice annaspano tra i capelli cercando l’elastico, si intrecciano le dita, si incastrano quasi, alla fine viene via e i capelli cadono sulle spalle

<<ecco fatto>> ma gli occhi non riescono a restare un solo secondo dentro quelli profondi dell’uomo di fronte a lei, sembra che dentro ci sia un mondo

<<ecco fatto cosa?… ecco fatto e poi?>> tuoni, ma senza alzare la voce, solo con uno scatto che sembra un urlo in chiesa

Alice sbarra gli occhi li solleva, lo guarda poi riabbassa lo sguardo, ma non sembra capire cosa sta succedendo

<<ti ho detto qual è la risposta corretta. Hai già dimenticato>> abbassi il tono ma non la lama nella voce

<<io..>> Alice annaspa ancora

<<dimentica la parola io, tu sei qui per me, quindi niente io, hai dimenticato come si finisce una frase>>

Alice inghiotte la saliva, e con una bocca che pare arsa dal sole del deserto riesce a dire solo

<<no signore , ho sciolto i capelli… signore>> le lacrime iniziano a bussare ai grandi occhi di Alice

<<brava, allora vedi che sai farlo, sono contento>> il tuo tono di voce è completamente cambiato, quasi dolce <<stai meglio con i capelli sciolti>>

Il complimento che esce dalle tue labbra fa rilassare Alice. Per un secondo un lieve sorrido le si dipinge in viso.

<< Fammi vedere le tue mani >>

Alice mette i palmi sul tavolo. Prendi una delle sue mani: morbide, piccine, ma le unghie hanno tracce di smalto mal rimosso.

<< La prossima volta le tue mani devono essere perfette. Tu devi essere perfetta. >> dici tenendo tra le mani le unghie rovinate di Alice.

<< sì, Signore. Scusami. >> Alice è sconvolta da tutto quello che esce dalla sua bocca. Si sta scusando con uno sconosciuto per lo smalto. Al tempo stesso sente di non poterne fare a meno.

Le domande continuano ad affollarsi nella sua testa finché una prevale su tutte e Alice non si trattiene:

<< Signore, perché hai scelto me? >>

Lasci che il tempo scorra su questa domanda…

<<perché ora tu farai una cosa per me, e se la farai ti darò la risposta alla tua domanda>> sorridi

Alice finalmente fissa negli occhi l’uomo davanti a lei, e quasi vorrebbe congelare il tempo per perdersi dentro quello sguardo

<<quando ti dirò vai, ti alzerai andrai in bagno, ti toglierai le mutandine, ti sistemerai i vestiti, tornerai qui e mi consegnerai le tue mutandine perfettamente piegate, e ti siederai come ora. dimmi che hai capito tutto>>

Elenchi il lungo ordine con precisione e senza interruzione.  Alice sbarra gli occhi e allarga le dita delle mani come per aggrapparsi alle sue stessa gambe.

<< hai capito tutto?>> ripeti stavolta affilando la voce

Alice fa si con la testa, non credendoci neanche lei.

<<voce ragazzina, ho fatto una domanda>> alzi il tono

<< si.. si signore ho capito>> riesce a sillabare Alice

<<allora vai>> secco e conciso esce l’ordine dalle tue labbra.

Alice sposta la sedia e si alza. Si sente una forza dentro che muove il suo filo. Nota il barista che la osserva mentre si avvicina al bagno e quasi si sente carica di un erotismo nuovo. Una parte di lei spera che il tuo occhio la segua fino alla chiusura della porta della toilette.

Quando Alice si trova sola di fronte allo specchio ha un sorriso diverso. Guarda la sua immagine riflessa e quasi non riesce a togliere gli occhi dal suo corpo.

Alice alza la gonna con una mano e guarda tramite lo specchio le sue mutandine rosa pallido di cotone. Solleva i bordi con le dita e fa scivolare l’intimo lungo le gambe lentamente. Quando Alice raccoglie l’indumento i suoi occhi, ora stupiti, scoprono sullo slip l’eccitazione che l’incontro le ha provocato.

La mano destra di Alice scivola sotto la sua gonna incredula quasi a verificare l’evidenza che le sue mutandine le hanno rivelato. Appena sente sotto i suoi polpastrelli i liquidi peccaminosi ritrae la mano.

Con della carta cerca imbarazzata di pulire po’ l’intimo togliendo la prova inequivocabile del fascino che l’uomo esercita su di lei. Velocemente assesta la gonna e la maglietta. Piega gli slip e cerca di nasconderli nella mano chiusa. Risciacqua le mani ed esce dal bagno.

Quando è di fianco a te, in modo da nascondere agli altri clienti del bar il gesto, ti porge la mano con l’indumento. La tua mano prende delicatamente l’intimo e lo ripone in un borsellino senza nemmeno guardarlo.

<< di questo mi occuperò dopo. Molto brava. Torna a sederti ora, hai una risposta che ti aspetta.>>

Fai scorrere un minuto lunghissimo prima di riprendere la parola, godendoti Alice che inizia a sentire la differenza della mancanza di quel triangolino di stoffa mentre sta seduta sulla sedia.

<<Ti ho scelto perché avevi negli occhi la luce di chi cerca se stessa>> sospiri <<non sei mai felice con i ragazzi, sembra sempre che ti manchi qualcosa>> allunghi una mano e sfiori una guancia di Alice

<<hai gli occhi di chi cerca una guida>> senti il viso di Alice premere sulle tue dita, come se cercasse più contatto, come se volesse aumentare la carezza

<<Alice tu vuoi un padrone vero?>> fai cadere la domanda secca e contemporaneamente trasformi la pressione delle dita in una piccola spinta che raddrizza la testa di Alice che si era completamente appoggiata alla mano.

<<Tu vuoi essere comandata!>> la domanda stavolta è una affermazione mentre con gli occhi solleciti una risposta.

<< io… >> annaspa Alice ma bloccando subito la frase che iniziava con il termine da te proibito.

<< Sì, Signore >> aggiunge fatale come se le parole le uscissero da sole.

Accarezzi la guancia di Alice con un gesto lento.

<< Mi prenderò cura della tua educazione, Alice >>

Alice sorride, forse non pienamente cosciente della decisione appena presa, ma con la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta per lei.

<< Ora Alice, dobbiamo prepararti alla tua iniziazione. >>