Al Pinguino piacciono le cagne

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Mi hanno parlato a lungo del Pinguino. È un tipo sui 30, fisico asciutto e capelli corti corvini. Assomiglia a uno dei cattivi della serie tv di Gotham ed è proprio questo il motivo del soprannome. Al Pinguino piacciono le cagne. Così mi hanno ripetuto più volte. Gli piacciono quelle che strisciano e che gattonano a fianco a lui invocando un suo sguardo. Non gli interessano le ragazze. Lui vuole una randagia che obbedisca ai suoi comandi. Non troppo però. Perché al Pinguino piace far sentire la sua mano pesante. E mica puoi calcare la mano se una non sgarra mai.

Irene mi aveva raccontato che quando è toccato a lei soddisfare il Pinguino, lui l’aveva fatta stendere sulle sue ginocchia e dopo averle tolto gli slip l’aveva sculacciata con 70 schiaffi di fila. Tutti rigorosamente contati. Non pienamente soddisfatto aveva appallottolato le mutante di Irene e gliele aveva messe dentro la bocca per fare in modo che non parlasse. Irene stringeva l’intimo con i denti, ma questo non impediva alla bava di colarle ai lati delle labbra a di rigarle il viso con i primi umori dell’eccitazione.

Tutte prima o poi sognavano di essere scopate dal Pinguino. Anche se le leggende passavano di ragazza in ragazza e alla fine non si sapeva esattamente chi fosse veramente. Faceva solo paura anche se a tutte noi ispirava un gran sesso. Non come accade su quel libro dove la verginella si fa “fottere forte” dal Signor Grey e dove del sesso estremo non c’è nemmeno l’ombra.

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Il Pinguino aveva chiesto espressamente di me. Di me?

Al Pinguino piaceva prendere a calci le sue cagne, gli si sedeva in faccia, gli picchiettava il cazzo contro il viso, le legava al letto e le inculava mentre le ragazze erano bendate oppure costrette da pinze. Si diceva che in un orgia avvenuta qualche mese fa il Pinguino avesse voluto al suo servizio due donne. A entrambe aveva messo in viso quel sexy toys con il cazzo finto che si colloca più o meno dove c’è la bocca. Non so come si chiami. È un’imbragatura che si allaccia dietro la nuca che regge un cazzo di gomma. Come una specie di unicorno. Solo che il corno è un cazzo che sbuca alla bocca. Si dice che avesse chiesto alle due di scoparsi a vicenda in un 69 lesbo mentre lui in piedi le frustava con un gatto a nove code. Una visione niente male se devo essere sincera, ma non so se avrei voluto essere al loro posto.

Quando oggi pomeriggio mi ha chiamato Giacomo sono rimasta abbastanza stupita. Il Pinguino aveva chiesto espressamente di me. Di me? Ci eravamo incrociati spesso per locali, ma le uniche parole che avevamo scambiato erano state un “Eh spostati, stronzo” quando mi era venuto addosso mentre vagavo per il centro della città. Non sapevo fosse lui. Altrimenti ci avrei pensato due volte prima di aggiungere quella parolina in più. Lui comunque non si era nemmeno voltato e aveva continuato per la sua strada.

L’idea di essere scelta da lui mi alletta parecchio. Certo non ho intenzione di fare la cagna di nessuno, ma una scopata con il re dei locali della città me la farei volentieri. Mentre mi avvio nel luogo dove dobbiamo incontrarci penso che vorrei vederlo ai miei piedi mentre mi succhia la fica roteando gli occhi verso di me. Ahahah, impossibile. Però l’immagine nella mia mente è nitida. E lui così sexy. Sempre – così – sexy. Per un attimo penso che se mi leccasse la fica potrei anche sopportare i suoi insulti e la sua mano pesante.

Entro nel locale stabilito e Giacomo mi indica una stanza sulla destra. La musica è assordante e i bassi danno un ritmo persino al mio respiro. Appena varco la soglia lui è lì. Il Pinguino mi guarda con un mezzo sorriso sulle labbra che più assomiglia a un ghigno. È appoggiato alla parete e di fronte a lui c’è una gabbia. Prima di lasciarci soli Giacomo mi guida con lo sguardo e il messaggio è chiaro: entra nella gabbia e mettiti in ginocchio. Così faccio. Sto zitta ed entro tra quelle 10 sbarre di metallo che formano una gabbia alta circa 1 metro. Non è spaziosa, ma allo stesso tempo riesco a stare in ginocchio senza fatica. C’è anche un cuscino all’interno e così le gambe non mi fanno male.

Il Pinguino mi guarda e non dice una parola. Mi guarda. Muove leggermente le labbra. Inclina la testa all’indietro. Tutti movimenti abbastanza impercettibili.

Io continuo a stare in ginocchio e inizio a sentirmi in soggezione. E anche molto eccitata. Non lo guardo più in faccia, ho abbassato gli occhi e ora gli osservo le scarpe lucide. Dai Pinguino parlami ti prego. Penso. Gli leccherei anche i piedi pur di sentire una sua parola. E invece il tempo passa e lui non si muove. Mi guarda. Mi guarda con quei cazzo di occhi che per me sono una centrifuga di piacere. La musica continua a battere assordandomi e io tra sospiri silenziosi ansimo. Stringo le gambe cercando di far sfregare il mio intimo bagnato. Ti prego Pinguino scopami. Ti prego fallo ora. Con le mano mi stringo la pelle cercando di sfogare il desiderio che provo. Ti prego Pinguino frustami. Sculacciami. Metti il tuo culo sulla mia faccia. Fammi vedere come mi scopi. Perché con le altre non hai aspettato nemmeno un minuto e invece io sono qui ormai da un’ora. Un’ora o forse di più. Non lo so. Il tempo mi sembra eterno. Tu sei lì e mi scruti. Io sono qui ai tuoi piedi e sto esplodendo di piacere. Ti prego toccami. Prendimi con le mani la faccia. Infilami il cazzo in bocca e fammi stare zitta. Zittiscimi i pensieri. Non ce la faccio più ad aspettare ancora. Cerco di muovermi sempre con piccoli accennati per schiacciare un po’ le tette che mi escono dalla scollatura. Le vedi queste tette Pinguino le puoi toccare. Strizzare. Mordere. Ti prego Pinguino stringile nelle tue mani. Ti voglio capisci. Fammi essere la tua cagna ti prego. No cosa sto pensando. Non sono come le altre, ma davvero ti desidero alla follia. E smetti di guardarmi. Io sono qui immobile in ginocchio nella gabbia. Sono tua capisci. Puoi fare di me quello che vuoi. Scopami ti prego.

Mentre il mio flusso di pensieri corre veloce una mano da dietro mi afferra il volto e mi tappa la bocca. Il mio battito cardiaco accelera. Chi è. Chi è. Chi cazzo è che mi tocca. Il Pinguino inclina il volto come per guardare meglio e fa un gesto di assenso. Chi è che mi tocca. Cosa volete da me. L’uomo (o la donna?) che mi sta alle spalle scosta la mia gonna e mi infila un dito dentro iniziando a scoparmi con le dita mentre con l’altra mano mi tappa la bocca. Dal profumo credo sia un uomo. La mano che mi vìola continua a muoversi dentro e fuori nella mia fica e io ‘ahh’ credo di stare per venire. Pinguino guardami di prego. TI PREGOOO.

Mi esplode un orgasmo così potente che non credevo di poter godere tanto in vita mia. Mi lascio cadere alle spalle mentre le braccia dell’uomo che è dietro di me mi sorreggono anche grazie alle sbarre che facilitano il complice del Pinguino a reggere il mio peso.

Chiudo gli occhi per un secondo per riprendere le energie e appena lì riapro il Pinguino è vicino alla mia gabbia. Sorride malefico e mi dice “Ah, che peccato essere considerato uno Stronzo.”

Sì alza, sorride nuovamente, e se ne va mentre io ormai ho impregnato il cuscino col mio sapore.