Racconto New Romance: Quando prendo il controllo

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Nota dell’autrice: Il racconto che ho scritto oggi è frutto della mia fantasia e ispirato alle atmosfere new romance e al personaggio di Ronan presente nel libro “Il Mietitore – La malavita di Boston” Spero ti piaccia, Nicole.

Mi sento un’ansia addosso come se fosse la notte prima di un esame di stato. In effetti, a suo modo, lo è. Domattina devo consegnare un rapporto completo su 42 dei principali criminali che ho visto poche ore fa, clienti a diversi livelli dell’organizzazione per la quale lavoro e a cui fa capo Lachlan.

So esattamente quale è l’unico posto dove posso liberare la mente a tal punto da far cadere ogni stress e barriera. Un luogo fantasioso forse, ma il migliore me per concentrarmi e mettere in ordine le idee prima di sedermi alla scrivania e produrre il file richiesto.

Il club privé che frequento si trova in una strada laterale e il giovedì notte, come oggi, non è né troppo affollato né spoglio. La maschera di piume rosse che indosso valorizza il mio sguardo ed è elegante nel dare al mio volto una sagoma ampia, slanciata grazie a piume morbide, ma dense. Mi siedo abbastanza in disparte nonostante la visuale della sala sia buona. Bevo un sorso di Wild Lady e sono sollevata per un attimo di essere nel ‘mio’ ambiente. Nonostante frequenti questo club da parecchio tempo la mia privacy è sempre stata rispettata e io stessa non ho mai conosciuto nessuno dei presenti. Non una parola di troppo, non un nome. Nessun volto svelato dalle maschere.

<< Ha proprio ragione Lachlan >> penso, << dovrei iniziare a cercare una nuova schiava adatta a me >>.

I pensieri si intrecciano ai sorsi di cocktail mentre mi accorgo che di fianco a me c’è un uomo di media statura con una tuta integrale in latex che termina in cima con il volto di un coniglio. Non capita spesso. Osservo il suo corpo mascolino e con una muscolatura pronunciata che evidenzia che sotto la veste non ci sia né una donna né un trans.

Mi accorgo a fissarlo con incanto e quel mix di sorpresa generato dal vedere una corporatura che appare tanto possente quanto compressa dentro alla tutina di latex.

L’uomo mi porge una mano e io ricambio il gesto mentre accenna un baciamano che sigla la nostra consensualità rispetto a quello che potrebbe accadere tra di noi.

Arrossisco sotto le piume rosse e mi chiedo se lo percepisca dai miei occhi, io i suoi non li posso vedere. Come non vedo null’altro di lui fino a che non apre la zip della veste e fa uscire il suo cazzo pieno di nervi e lucido nella protuberanza.

Mi piego e avvicino la mia bocca, sono curiosa di assaggiare questo sapore e di conoscere qualcosa di questo sconosciuto sorprendemente sexy. Prima di leccare la cappella trovo divertente l’idea di far cadere una goccia di saliva dalle mie labbra guardando il filamento che si crea tra di noi. Una connessione prima di ogni reale contatto. Roteo lo sguardo verso il volto coperto dell’uomo e sorrido prima di abbracciare con la lingua e tutta la bocca il suo cazzo che ora mi è tutto dentro e mi sfiora la gola. Lui non si muove e questo mi eccita: non esercita forza e non me lo spinge per aumentare il ritmo. Con una mano se lo tiene alla base, in questo modo il cazzo è dritto verso di me che ora sono al comando di questo gioco delle parti. Lo succhio e me lo gusto, senza fretta. Mentre lo sego con le labbra strette sento il desiderio crescere e pulsare tra le mie gambe. Questa sua fermezza mi piace in questo momento e apprezzo che abbia preso l’iniziativa e poi si sia solo reso disponibile ad accogliere.

Anche se indosso la maschera chiudo gli occhi e mi faccio trasportare. Quando alzo lo sguardo so cosa voglio. Mi metto a cavalcioni sopra di lui seduto e appoggiando le ginocchia sulla panca, alzo la gonna scostando il mio intimo nero. Prendo il cazzo e me lo infilo dentro. Lui mi avvolge con le mani i fianchi per darmi un sostegno e si fa scopare da me perché a tutti gli effetti sento che sono io a fottere lui. È dentro di me forte e presente, ma anche fermo e ricettivo. I nostri respiri sono affannati e si mescolano alla musica che romba nelle casse. Resta tutto così fino a quando sto quasi per venire: è in questo momento che con le mani ricoperte dal latex mi stringe e mi solleva facendomi stendere la schiena sul tavolo e alzando le mie gambe in modo verticale. Nella velocità del gesto il mio bicchiere cade a terra in frantumi, ma dopo il tempo di un sussulto e ora è lui che inizia a martellare dentro di me, rapido, deciso: dentro-fuori-dentro-fuori. Le sue palle sbattono a ritmo sul mio perineo. La sua espressione statica sotto la maschera in latex da coniglio finisce con l’enfatizzare la mia attenzione sui suoi movimenti del bacino e su questo cazzo che mi invade e scappa, mi invade e scappa. Vengo più volte, non grido il mio piacere, anche se l’orgasmo multiplo che ho è intenso e durevole. Quando è esausto tira fuori il cazzo e il suo sperma finisce per terra assieme al resto del mio drink che prima ha bagnato il pavimento cadendo.

Mi aiuta a rialzarmi e mi siedo accanto a lui, restiamo in silenzio a guardare la sala che continua la sua danza erotica tutt’attorno.

È ora che succede: si alza per andarsene ma dopo essersi allontanato fa due passi indietro << Se vorrai cercarmi, chiedi di Ronan >>. Poi se ne va lasciandomi paralizzata.

Perché Ronan, accento irlandese, ó pronunciata leggermente socchiusa, non è un nome qualsiasi. È uno dei 42 criminali su cui devo scrivere il documento stanotte.

Cazzo, ho scopato un cliente del club. Sono assolutamente certa che lui non mi abbia riconosciuta, ma questo è un problema enorme perché so che Lachlan non vuole che io abbia contatti con nessuno di loro.

Mi alzo, e vado nel camerini a cambiarmi. C’è una ragazza esile che mi chiede se può offrirmi da bere, ma no, grazie, ho già abbastanza casini da risolvere.

Quando sono a casa scrivo un rapporto dettagliato sui 42 clienti del club, scoprendo di avere una memoria e una capacità di ricerca rare.

Tuttavia, quando alle 11 come da accordi appoggio il documento sulla scrivania di Lachlan, una parte di me, non è sorpresa dalle parole che sente << Ti ho mandato una possibile schiava al club stanotte, voleva conoscerti ma dice che non ha concluso nulla: non sei passata di lì? >>

Non aggiunge altro e io faccio altrettanto ma mentre sfoglia il plico di foglio alza lo sguardo e per un secondo ci scrutiamo perché io so che lui sa. E lui sa che io so.

Si chiede se si può fidare di me. E la risposta è sì. Lo trova anche scritto nel mio documento di analisi dove c’è una riga abbastanza specifica su tale Stephan Ronan, anni 39, trafficante d’oro e proprietario della collezione di abiti in latex più importante dell’Ovest. Secondo le stime, il suo noto abito a coniglio ha un valore di circa 50mila Euro. In fondo, quale posto migliore dove nascondere i propri gioielli? 😉

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