Racconto Mafia Romance ispirato a “Il corvo”

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Il racconto che ho scritto oggi è di pura fan-fiction, ispirato alle atmosfere e al personaggio di Lachlan Crow presente nel libro “Il corvo – La malavita di Boston”

“Fa attenzione, Francesco. È di Lach” Ilaria lo strattona prendendogli tra le dita la camicia.”
“Di Lach?” Corruga la fronte sorpreso, ma non si ferma “Mi prendi per il culo? Si fotte quella puttana?”
“È sua” ripete Ilaria.
“Cazzo, perché mai dovrei mettermi nei guai per te.”

Anche se non potrebbe essere più lontano dalla verità, non lo nego. Sono al club da solo mezz’ora e l’atmosfera è più calda del solito. Ilaria ha le labbra ancora piene dello sperma di Francesco. Gli stava facendo un pompino coi fiocchi quando sono entrata nel locale. Francesco le è venuto in faccia guardandomi per un secondo.

“Vuoi essere la prossima?” aveva detto, prima che Ilaria lo tirasse per la camicia con quella sentenza a seguire.
È sua. L’affermazione mi fa eco nella testa.

Davvero Lach? Davvero sono tua? Perché non mi vieni a prendere? So che mi stai guardando da qualche telecamera di sicurezza e so, per certo, che sai che sono qui. E allora perché non mi prendi? Perché sono l’unica che non hai voluto scopare e hai deciso che nessuno mi può toccare qui dentro?

La tua parola è un ordine, per tutti gli dentro. Ma non per me. E voglio delle risposte.
Francesco esce dalla stanza lasciando Ilaria ancora in ginocchio, ci guardiamo, ma non vuole che vada da lei. Mi appoggio al bancone scuro e ordino un Wild Lady.

Di fronte c’è una ballerina che sta facendo la lap dance con dei russi che la guardano mettendo mance generose sul tavolo.

La ballerina si avvicina alle mance e mette le sue tette in evidenze, facendosele palpare. È svestita in modo provocante, a differenza di me, che indosso degli stivali alti in pelle, dei pantaloncini neri a vita alta e un reggiseno nero.

Non ho nemmeno indossato la mia maschera di piume grigie. Fanculo, Lach. Voglio che tutti mi vedano bene in faccia. Voglio che mi guardi in faccia anche tu quando ti deciderai a entrare in scena. È questo che vuoi? Lasciami qui davanti agli occhi di tutti, mettermi in mostra affinché ognuno qui dentro possa desiderare ciò che è tuo? Non sono una fottuta automobile Lach.

Bevo un altro sorso del mio drink biancastro quando vedo di nuovo Ilaria assieme ad un’altra, fare delle avance al russo di prima.

Non c’è molta folla stasera nel club, soprattutto in questo privé, più appartato e intimo, dai toni bluastri e viola, con le luci soffuse e qualche neon che toglie le occhiaie alle puttane così come ai mafiosi. Questo è il bello del club, rende tutti simili tra loro all’apparenza. Non conta se sei figa, se i tuoi muscoli sono più pompati o se hai l’uccello più grosso. Conta solo il tuo onore, la lealtà che gli altri hanno nei tuoi confronti. Conta il tuo potere.

Sto per spazientirmi quando sento alle mie spalle il suo odore inconfondibile: quercia, cuoio e un pizzico di lime. Un brivido mi attraversa la schiena. Vorrei solo girarmi e prenderlo a pugni per quello che mi sta facendo.

Prima che io possa far ruotare lo sgabello Lach mi ha bloccato le mani dietro la schiena e preme il suo petto su di me. Sento il suo calore imponente prendere possesso del mio corpo mentre mi sussurra all’orecchio “Mi stavi aspettando, dolcezza?”.

Il russo mi guarda per un attimo ma poi torna a concentrarsi sulle ragazze. La ballerina ora danza rivolta verso un’altra direzione. Ho la sensazione che gli sguardi dei presenti si siano voltati altrove, come in segno di rispetto, per lasciare a Lach tutto il terreno per fare i suoi giochi.

“Perché mi stai facendo questo, Lach?”

“Non è la domanda giusta, dolcezza.”

Respiro a fondo trattenendo la rabbia.

“Cosa vuoi da me, Lach. Cosa posso fare per te, Signore?”

“Molto meglio, dolcezza. Questo è l’atteggiamento migliore. E la risposta è molto semplice. Voglio che tu stia ferma, immobile, in ginocchio: e che mi guardi.”

Deglutisco.

“Ci siamo intesi? Quando te lo ordino, dovrai girarti. Inginocchiarti a terra e qualunque cosa succeda non dovrai togliere il tuo fottuto sguardo dai miei occhi”.

È arrabbiato. Ed è così tremendamente sexy. Prima che i miei pensieri continuino a fluire arriva deciso al mio orecchio il suo comando.

“Voltati”.

Quando ruoto lo sgabello vedo ciò che non avrei mai voluto vedere. Lach indossa una maschera e un completo nero elegante. Non è da solo. Mentre mi siedo a terra sulle mie ginocchia senza staccare gli occhi dai suoi riesco a vedere la sua mano tenere stretta sette corde, ognuna congiunta al collare di una ragazza nuda. Sette corpi ai suoi piedi sono silenziosi e in attesa. Mi guardano le ragazze, alcune sorridono. Sanno di essere la mia punizione e si divertono per questo. Lach le ha scelte. Ha voluto ognuna di loro, per punire me.

Sono in ginocchio con i palmi della mani rivolti verso l’alto, come mi ha insegnato lui. Ho le labbra socchiuse, la schiena dritta, le gambe leggermente divaricate.

Lui si slaccia la patta dei pantaloni e le cagnette, una volta ricevuto il via libera, cominciano a contendersi il suo cazzo grosso, gonfio, pieno di bisogno.

I miei occhi si inumidiscono e lo so che non dovrei. So che in questo gioco non ci si può permettere emozioni. Devo essere determinata, devo essere forte, non posso farmi prendere dai sentimenti. Lach è un uomo potente e se desidero lavorare per la sua corte non devo infrangere le regole. Cosa che non ho mai fatto, credo. O forse si? Tante immagini scorrono veloci nella mia mente, ma non stacco un secondo gli occhi dai suoi. Vorrei abbassare lo sguardo per guardare quelle lingue avide che consumano ciò che spetta a me, ciò che dovrebbe essere mio. Vorrei prendere le ragazze per i capelli e sputare nelle loro bocche arrapate del mio Lach.

Sto per scoppiare, le mie vene pulsano e sento le mie guance rosse incandescenti. Le labbra mi tremano lievemente. Ed è in questo istante che Lach con un cenno fa fermare le schiave e avanza verso di me, intimandomi con un gesto delle dita di non muovermi.

Appena è davanti a me, mi guarda attraverso la maschera, e porta il suo uccello di fronte alla mia faccia, per farlo esplodere su di me.

Si gira verso le sette ragazze, che gattonando arrivano tra di noi e iniziano a leccarmi la faccia e il collo per ripulirmi. Sono golose, lo erano di lui e lo sono anche di me. Lach le accarezza la testa e se ne vanno via. Restiamo da soli, lui di nuovo perfetto con i bottoni richiusi e io con gli occhi gonfi a terra.

“Vedi dolcezza, oggi hai imparato una cosa importante.”

Non parlo.

“Tu mi appartieni”.

Mentre scandisce quelle sillabe di nuovo provo una scarica di adrenalina.

“Ma io, appartengo solo a Nicole. Se vuoi lavorare per me, ficcatelo bene in testa”.

È la prima volta che sento quel nome femminile. Provo rabbia, dolore, senza di impotenza. Ma se non ci sono alternative. devo stare alle sue regole.

“Sì, Lach.”

Si volta, ed esce dalla stanza.

Questo racconto ti è piaciuto? Votalo 5 stelle e  Leggi il libro “Il corvo” per trovare queste ambientazioni e scoprire chi è davvero Lachlan Crow.