Saga Dark Mafia Romance: Un diamante piccolo piccolo

saga mafia romance

Venerdì sera. Non il solito club.
Sono nel quartiere degli irlandesi, una cosca dagli accenti spessi e dai corpi ossuti. Mi ci ha mandato Lachlan a questa partitella di poker. Un momento di diplomazia, così mi ha detto prima di congedarsi due ore fa.

Appena entrato nel club compare subito nella soglia Ronan con un panciotto scuro a righe sbottonato, una camicia bianca con il colletto slacciato e senza cravatta. Con lui ci sono Roy e Conor e l’accoglienza in questa stanza in fondo al locale fumoso è stata calorosa, ma non dire propriamente “diplomatica”.

«Entra Damiano, ti stavamo aspettando. C’è un buon Rum che ti aspetta.» suggerisce Ronan mostrandogli il bicchiere.

Faccio qualche passo nel locale e solo in un secondo momento i presenti notano che sono accompagnato. Una piccola garanzia, mi aveva detto Lachlan. La ragazza ha la pelle liscia che profuma di pesca e sembra avere vent’anni al massimo. Tieni gli occhi bassi e ora che ci penso non so nemmeno come si chiami. In macchina non ho avuto tempo per i convenevoli: sono stato tutto il tempo al telefono con Ian per valutare le possibili strategie da percorrere.

Sto pestando il pavimento dei nostri nemici e non sono qui né per l’alcol, né le donne, né i loro fottuti soldi del poker. Lachlan vuole aprire un dialogo con gli irlandesi, ma io non penso che sia una buona idea nonostante i primi 10 minuti sembrino essere un susseguirsi di formalità.

«Lachlan non mancherà alla prossima occasione» dico alzando il bicchiere accennando un brindisi. Le distillerie di Ronan sono un colosso qui e quello che bevo sembra oro puro.

«Ne sono certo. C’è una vostra nuova collaboratrice che credo di aver intravisto. Non mi dispiacerebbe se al prossimo incontro ci fosse anche lei.» esclama Ronan sghignazzando.

Mi limito ad accennare un sorriso di assenso anche sto già bruciando dentro. Ronan sta parlando di Alice e della notte che, per errore, hanno trascorso assieme. Non sarebbe mai dovuto accadere non solo perché tutto questo è poco “diplomatico” ma soprattutto perché Alice è mia sorella e l’ultima cosa che vorrei è che diventasse carne da macello per questi bastardi.

Vado dritto al sodo: «Iniziamo?»

«Roy chiama Sasha al tavolo e prendete tutti posto, il nostro amico ha fretta di perdere stasera».

Sasha, la dealer, è lo stereotipo della solita puttana a cui è stato insegnato a dare le carte. Cazzo, sono tutte uguali. Indossa una camicetta bordeaux con una scollatura non troppo evidente, ha i capelli raccolti e le unghie laccate di nero. Muove le dita così velocemente che sembra che lo smalto crei delle scie, in un banale effetto ottico.

Al tavolo ci sono Roy, Conor, un cinese che non conosco e due newyorkesi che penso di aver intravisto in qualche altra bisca.

Ronan non prende posto al tavolo, è seduto in uno sgabello di fianco al bancone.

«Hai bisogno di un porta fortuna?» dice l’uomo indicando la ragazzina che sta con me e che si è seduta per terra appoggiando la testa sulle mie ginocchia. Si muove come una gatta e io sto completamente improvvisando perché non so che cazzo sia preso a Lachlan per mandarmi qui con lei. Per non sembrare sospetto rispondo con una battuta maschilista di scherno, di quelle che piacciono tanto ai tipi come loro. «Mettiamola così Ronan, se mi fottete, almeno potrò fare altrettanto prima di dormire stanotte».

La gattina posa la guancia sulle mie gambe e si fa accarezzare i capelli. La situazione è patetica, ma gli altri giocatori al tavolo sembrano abbastanza su di giri per questo oggetto di scena.

La partita comincia e dopo un paio di mani regolari, Roy alza velocemente la posta. Conor lo segue e i ritmi diventano incalzanti. Le mani sono rapide e Sasha fa scivolare le carte sul tavolo verde con estrema maestria e precisione.

Non passa molto tempo prima che mi accorga che c’è qualcosa che non va. Non riesco a identificare di cosa si tratta, non vedo alcun movimento che faccia pensare a una manipolazione del gioco né a delle carte truccate. Quello che stona è il ritmo: troppo veloce per una serata, mi risuonano nella testa le parole di Lachlan, diplomatica.

Roy e Conor sembrano puntare quasi all’unisono, come se il gioco dell’uno fosse speculare a quello dell’altro e i due newyorkesi li seguono senza troppo sorprese. Le uniche mano che stanano sono quelle del cinese che, va da sé, è anche il primo a uscire dal gioco.

Dopo due ore di gioco mi trovo di fronte a un vicolo cieco. Ho finito i soldi per entrare con nuovi fondi e il mio all-in sarebbe troppo basso per potermela giocare davvero. Ho la certezza che mi stiano fregando, ma nessuna prova per metterli in scacco.

È quando sto per fare l’ultima mossa, che sento la ragazzina appoggiata sulle mie gambe che mi prende la mano che tengo tra i suoi capelli e fa scorrere le mie dita sul suo collarino di seta nera. Pizzico tra le dita un piccolo gioiello duro ed è in quel momento che capisco cosa intendeva Lachlan.

«Se per Ronan non è un problema ragazzi, vorrei fare un’ultima puntata» esordisco guardando l’irlandese al bancone mentre parlo.

Ronan fa un segno d’assenso per farmi continuare. Con le dita sciolgo il nastro che indossa la ragazza al collo e lo poso sul tavolo assieme a un piccolo diamante che pende dal centro esatto.

«Senza esagerare, diciamo che valga 20 mila dollari, se siete d’accordo, lo aggiungo al mio all-in di questa mano finale».

Roy e Conor vedono il mio all-in e io vinco la mano perché, se il loro punto di forza finora è stato il ritmo, il mio è la capacità di leggere i giocatori e la loro foga in questo momento non ha decisamente giocato a loro vantaggio.

I due sbottano imprecando mentre io raccolgo le mazzette e Ronan si avvicina al tavolo.

«Ci hai sorpreso Damiano…»
«Questo è per te, Ronan, Lachlan ha pensato di offrirtelo» gli dico appoggiandogli tra le mani il diamante.
«Ma non offenderti se la ragazza torna a casa con me, in fin dei conti, devo godermi la vittoria, no?»

Mi avvio verso la porta con la gatta per mano.

«Porta i miei saluti a Lachlan, Damiano».
«Senz’altro.»

Quando siamo fuori la mia alleata ride, forse per scaricare un po’ di tensione, e solo ora mi accorgo di quanto sia bella.

«Sei stato bravo Damiano.»
«Non ce l’avrei fatta senza di te… A proposito: come ti chiami?»
Mi bacia sulle labbra e le nostre bocche si avvolgono.

«Sono Animone, la schiava di Nicole. Ti va di bere qualcosa?»

Quando nomina Nicole, la moglie di Lachlan, penso che sto per uscire da un guaio per cacciarmi in un altro. Ma…

E sia!

😉

Ti è piaciuto questo racconto? Continua la saga: scopri qui cosa è successo tra Ronan e Alice in questo episodio romance!