Mr. Grey e il ballo in maschera

50 sfumature sesso racconti

(Il primi dei nostri racconto erotici ispirato alle atmosfere della trilogia 50 sfumature di Grigio)

Mi piacevano i racconti erotici sin da quando me ne capitò uno tra le mani che catturò la mia attenzione, quella di una ragazza più che carina protesa verso un principe azzurro che non riusciva a trovare.
Le mie ‘storie’ si sono rivelate fragili a causa dell’intensità della passione che risultava insufficiente nel produrre quegli stimoli che avrebbero dovuto essere il carburante della relazione stessa.

Compensavo tutto ciò attraverso altri interessi che occupavano il mio tempo, come l’occuparmi del mio lavoro (sono una videomaker) e nel tempo libero, di leggere. Inutile dire che i miei interessi letterari pur spaziando a 360° hanno una preferenza per la narrazione erotica.
Poi, all’improvviso, tutto cambiò nella mia piatta esistenza.

Un giorno fui contattata da un imprenditore del settore immobiliare che operava a Venezia. Casualmente si imbatté sul mio sito dove vide alcuni lavori che avevo messo online.
L’uomo rimase impressionato da quella creatività che rispondeva esattamente alle sue esigenze e mi contattò immediatamente mettendomi al corrente delle sue necessità offrendo un compenso davvero importante.
Avrei dovuto vivere alcuni mesi a Venezia e se ne sarebbe occupato lui mettendomi a disposizione un appartamentino di un suo residence.
Accettai.

Il treno che mi portò fino a Santa Lucia lo avevo già preso alcune volte ma nonostante tutto, uscire dalla piccola stazione e vedere gli splendidi palazzi che si specchiavano sul Canal Grande, era sempre emozionante.
Faceva freddo ma l’avvicinarsi del Carnevale aveva condotto in città frotte di turisti desiderosi di divertirsi nella città di Casanova dove vivere un’avventura trasgressiva. L’imprenditore mi aveva mandato a prendere da un collaboratore che si occupò di trasferirmi con un motoscafo fino alla zona dove si trovava una delle sue proprietà. L’indomani ci saremmo incontrati nel suo ufficio per elaborare il piano di lavoro e sottoscrivere il contratto.

La passeggiata notturna in una Venezia sonnolenta fu un mix di magia alla Hugo Pratt ed il suo Corto Maltese e le malinconiche atmosfere dello struggente film ‘Anonimo Veneziano’ ma ebbe il merito di farmi prendere sonno.

L’ufficio sprizzava efficienza da tutte le parti ed era come me lo aspettavo. Chi invece mi sorprese fu l’imprenditore con il quale avevo sempre parlato al telefono ma di cui non conoscevo l’aspetto. Luca – questo il suo nome- aveva il fascino di un vero uomo sulla quarantina dal fisico atletico leggermente abbronzato nonostante la stagione invernale e da un viso che poteva essere benissimo quello di un attore.
Emanava un fascino tutto maschile che infondeva un raro senso di protezione. Gli occhi color ghiaccio risaltavano prepotenti calamitando la mia attenzione e la sua voce leggermente resa roca forse dalle sigarette, era suadente e inimitabile.
Ascoltavo le spiegazioni di come voleva che realizzassi il suo progetto editoriale ma in modo ovattato e credo che questo non sfuggì alla sua intenzione.
Sorrise sornione chiedendomi se tutto fosse ok. Con uno sforzo mentale recuperai la concentrazione che indirizzai sul lavoro quasi mi fossi svegliata da un dolce e confortevole torpore.
Sottoscrissi l’accordo ricevendo in cambio l’assegno per l’acconto e l’invito per partecipare alla grande festa in maschera che si sarebbe svolta la sera successiva per aprire ufficialmente il Carnevale.
Luca disse che avrei potuto noleggiare il costume che avrei voluto indossare, recandomi da una sua amica che gestiva una sartoria teatrale dove avrei trovato di tutto. In quanto a lui, mi disse che mio compito era quello di scoprirlo tra gli ospiti della festa e che sarebbe stato quello il momento più emozionante per entrambi.

Tra le centinaia di vestiti sfarzosi di ogni epoca e foggia, fu complicato decidermi quale il più bello ma una volta scelto, ritenni di aver fatto la cosa giusta.
Arrivò la sera del giorno dopo e mi sentivo come una debuttante anche se in passato mi ero mascherata per il Carnevale.
Raggiunsi il nobile palazzo illuminato esternamente da grandi torce che conferivano un’aria ancor più importante di quella che già aveva grazie ai suoi stucchi settecenteschi.
Dopo aver consegnato l’invito al valletto entrai all’ampio ingresso dove si apriva una imponente scalinata che conduceva al mezzanino dove si trovava una sala da ballo gremita di invitati in maschera.
Ero in mezzo allo sfarzo più imponente al quale avessi partecipato dove ogni donna esibiva dei gioielli di incredibile valore quasi fosse una gara di ricchezza.
Una musica di sottofondo accompagnava il brusio di gente che si divideva tra il lungo tavolo buffet dove dei camerieri si premuravano di riempire i piatti degli astanti e il centro del salone.

Ma in tutta quella confusione dov’era Luca? Lo cercavo tra tanti Casanova incipriati dove l’unico denominatore comune era quello di dover stupire a tutti i costi. Da circa mezzora vagavo da una parte all’altra del salone rococò con le sue grandi vetrate piombate che davano sul Canal Grande, senza trovare nessuna maschera che potesse ricordarlo in qualche modo. Mi aveva catturata quel diavolo di Luca e mi sarebbe piaciuto sentirmi stretta tra le sue braccia piuttosto che fare quella stupida caccia al tesoro tra parrucche e mascherine di raso vellutato.
Mi sentii toccare la spalla nuda e mi rigirai trovandomi di fronte ad una donna mascherata ed imparruccata che esibiva un meraviglioso vestito arabescato di colore nero.
‘Sapevo che non mi avresti mai scoperto’ disse Luca. Non ci potevo credere. Lui, uno splendido esemplare di uomo, travestito da donna?
‘Hai mai fatto l’amore con una donna?’ chiese senza preamboli. In altre circostanze e con altre persone avrei reagito ammollando un sonoro schiaffone ma detto da lui la cosa mi stuzzicò la fantasia.
‘Ma come hai fatto con il petto?’ domandai infantilmente.
Sorrise rispondendo che esistevano anche le protesi mobili, come quelle che indossavano alcuni travestiti che una volta smessi i panni di donna, tornavano ad essere maschi anche nelle apparenze.

Prese la mia mano per condurmi verso altre stanze deserte e lungo bui corridoi con la sicurezza di chi quel palazzo lo conoscesse davvero bene. Entrammo in una stanza totalmente vuota al di fuori di un canapè di velluto rosso. Poi si alzò la veletta che precedeva la maschera di fine ceramica dipinta a mano e avvicinò la sua bocca dipinta di un color vinaccia fino a sfiorare le mie labbra. La sua mano frugò sotto il mio vestito fino a raggiungere la mia piccola vagina che si inumidì al solo tatto. Mi lasciai baciare con voluttà mentre la mia mano inguantata raggiungeva il suo uccello bello sodo mentre con l’altra tastavo l’abbondante seno in un mix di eterolesbismo mai provato prima.
Mi lasciai trasportare dal desiderio represso da molto tempo e riuscii a raggiungere non uno ma tanti orgasmi che accolsero il tiepido succo del piacere di quell’uomo dagli occhi di ghiaccio.

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